IL PADIGLIONE ESPOSITIVO “GUGLIELMO LERA”
Protetti dalla leggera mole in vetro, legno e acciaio del nuovo padiglione espositivo “Guglielmo Lera”, i resti dell’edificio lungo via Pietra a Padule si mostrano oggi in condizioni di perfetta visibilità, quale non hanno mai avuto in seguito alla scoperta, nel 1932. Pannelli didattici accompagnano il visitatore lungo un percorso che racconta i momenti essenziali della storia dell’edificio.
Orari del padiglione espositivo “G. Lera”
I REPERTI
Una piccola selezione di reperti allestita all’interno del Museo offre una testimonianza diretta di ciò che è stato portato in luce durante gli scavi a valle di Via Pietra a Padule.
I pochi ma significativi reperti ceramici databili a partire dalla fine del VII-VI secolo a.C. (bucchero nero, ceramica a pasta grigia e a vernice nera) testimoniano che l’area era frequentata anche prima che l’edificio fosse costruito.
La vita quotidiana all’interno di esso è documentata invece dal I fino almeno al VI secolo d.C. dal vasellame utilizzato in dispensa, in cucina e a tavola (ceramiche a pareti sottili, sigillate italiche, sud-galliche e africane, ceramiche comuni) e dalle lucerne, mentre i reperti architettonici (mattoni e mattonelle, tegole e coppi, chiodi in ferro e vetri) ci offrono elementi per immaginare anche ciò che della struttura non è più conservato: porticati sostenuti da colonne in laterizi, pavimenti a esagoni e a spina di pesce, tetti e solai in legno, finestre vetrate.

Il Museo: dettaglio dell'interno
STORIA DELL’EDIFICIO
Scoperto e portato alla luce nel 1931-1932, il complesso costituisce un insieme unitario con le strutture in corso di scavo, visibili a monte della strada. Un primo edificio di incerta funzione, realizzato agli inizi del I secolo d.C., viene radicalmente ristrutturato poco dopo la metà dello stesso secolo, con la costruzione di un piccolo quartiere termale e una serie di vani affacciati su cortili interni.
A lungo considerato una villa, l’edificio è stato di recente interpretato come stazione di sosta (mansio) lungo la via di collegamento tra Luni, Lucca e Pisa, forse legata alla proprietà dei Venulei, la cui villa domina dall’alto del pendio collinare.
IL SETTORE MERIDIONALE
Il primo impianto dell’edificio comprendeva, nella parte sud, un grande vano quadrato con pavimento a mattonelle esagonali di terracotta. L’ambiente si apriva a est su un’area lastricata, forse un cortile scoperto, mentre a nord comunicava con vani non più visibili perché distrutti quando fu costruito il quartiere termale.
In quel momento, poco dopo la metà del I secolo d.C., anche la parte sud dell’edificio subisce una radicale ristrutturazione. Il grande vano quadrato è sostituito da alcuni ambienti più piccoli, ai quali se ne aggiungono altri a sud e a est, affacciati su cortili forse in parte porticati, visto il rinvenimento di alcuni mattoni circolari per colonne. Dei pavimenti di questa seconda fase non resta più nulla, ma alcuni frammenti, anche di mosaico, rinvenuti all’epoca dello scavo, consentono di ipotizzare che si trovassero, almeno in parte, ad un livello superiore rispetto ai pavimenti più antichi.
IL QUARTIERE TERMALE
Il quartiere termale viene realizzato distruggendo una serie di vani preesistenti, nel momento della generale ristrutturazione dell’edificio, poco dopo la metà del I secolo d.C., quando questo tipo di impianti si diffonde capillarmente in ambito sia pubblico che privato.
Le stanze si dispongono secondo una sequenza ben precisa: dallo spogliatoio (apodytérium), un corridoio con mosaico bianco, riquadrato da fasce nere – ancora presente all’epoca dello scavo, ma oggi perduto – immette nella sala per i bagni in acqua fredda (frigidarium), di cui si conservano il mosaico, decorato con animali fantastici, e la vasca, rivestita in lastre di marmo. Una porta sul lato nord della stanza conduceva ad un vano di passaggio (tepidarium), non conservato, dal quale si accedeva infine agli ambienti per il bagno caldo (caldarium) e forse per il bagno di sudore (lacónicum), visibili a ovest. Questi ultimi erano riscaldati da un grande forno di cui rimane l’imboccatura.
IL MOSAICO CON ANIMALI FANTASTICI
Il mosaico dell’ambiente per i bagni freddi, databile poco dopo la metà del I secolo d.C., è realizzato con tessere bianche e nere. Entro una cornice a fasce, sono raffigurati, sui lati lunghi, cavalli o capri marini e su quelli brevi grandi calici con steli, che poggiano su un tralcio di foglie d’acanto; al centro, due coppie di delfini con le code intrecciate fiancheggiano un tombino (di restauro, ma identico a quello rinvenuto al momento dello scavo) collegato con una sottostante fogna. Questi motivi decorativi, tutti legati all’acqua, sono comuni nei mosaici termali tra I e II secolo d.C.
Integro al momento del rinvenimento, il mosaico è stato danneggiato negli anni ’60 del secolo scorso in seguito alla rimozione e alla posa su una base di cemento. Restaurato presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (1983-87), è stato ricollocato nell’ambiente originario in occasione della musealizzazione dell’area (2007).

Il Museo: particolare del mosaico